Emergenza Borderline

Terapia gratuita a Brescia? Si può fare.

Maggio è davvero un mese speciale per noi, lo abbiamo adottato fin da subito come mese dedicato alla consapevolezza sul disturbo di personalità borderline – insieme a NEA.BPD – ed è già il secondo anno che ci impegniamo per realizzare dei progetti concreti. In tanti hanno partecipato, lo scorso 30 maggio, al nostro primo incontro pubblico che ha visto come relatori il dott. Arrigone, responsabile delle comunità per minori borderline Artemisia Junior e Alda Merini e l’assessore per le Politiche Sociali, Salute e Diritti del Comune di Milano Pierfrancesco Majorino – oltre ai dottori Visintini e Gaj del Day Hospital per i Disturbi di Personalità del San Raffaele.
Quest’anno non ci siamo fermati abbiamo anzi raddoppiato la posta: da un lato siamo tornati sui banchi di scuola (leggi qui) con il primo corso di formazione per insegnanti sul disturbo borderline e dall’altro attivando delle collaborazioni con altre strutture in Lombardia, attive nel trattamento del disturbo borderline.
A coinvolgerci per primo è stato l’ospedale Fatebenefratelli di Brescia nella figura della dott.ssa Rossi che ci ha presentato il progetto di un trial clinico finanziato dal Ministero della Salute.
A prescindere dalla soddisfazione per questa nuova conferma dell’importanza del lavoro di Emergenza Borderline, ci preme coinvolgervi su quella che potrebbe essere una soluzione concreta per il problema di molti dei nostri lettori. Il trial prevede infatti una selezione di pazienti borderline tra i 18 e i 45 anni, da inserire in uno studio che darà la possibilità – a chi rientra nei parametri – di venire trattato gratuitamente per un periodo di dodici mesi, presso l’IRCCS Fatebenefratelli, con terapie evidence-based, da un’équipe multidisciplinare in contesti individuali e di gruppo, comprensivi di valutazione diagnostica, clinica, neuropsicologica, risonanze magnetiche e terapia farmacologica. Non c’è bisogno di impegnativa/piano terapeutico per accedere all’iter di valutazione.
Se voi o qualcuno di vostra conoscenza dovesse averne bisogno scrivete a rrossi@fatebenefratelli.eu
Cosa significa entrare a far parte di un trial clinico? La domanda è lecita sopratutto considerando che il motivo per il quale si intraprenderebbe questa via non è di amore per la scienza ma principalmente di speranza di recupero dell’equilibrio e della serenità di vita. Prima di tutto vuol dire essere presi in carico da un’équipe medica davvero  molto competente e concentrata sull’obiettivo, cosa imprescindibile per la buona riuscita della terapia e in secondo luogo che l’Italia non è affatto indietro nell’approccio al disturbo.
Sono fermamente convinta del fatto che avere a che fare con il BPD getti il soggetto diagnosticato e tutto il suo contesto, specialmente il più prossimo, in una spirale di incertezza che molto spesso viene mal interpretata dalle istituzioni e di conseguenza si fa fatica a trovare un percorso di cura, qualunque essa sia. Dai risultati di un nostro sondaggio interno riscontrammo una grossa difficoltà nel reperire informazioni precise dalla diagnosi alla terapia: un investimento emotivo ed economico enorme che in tante famiglie faticano ad assumersi.
Ferma restando la convinzione del paziente ad intraprendere un percorso che per sua natura non è né breve né facile, bisogna anche valutare la fiducia che ispirano il terapeuta e la sua proposta. Quella bresciana nello specifico è una proposta che ha alle sue spalle una struttura con più di 130 anni di esperienza e un via libera del Ministero della Salute, il suo fine è quello di aiutare e imparare a farlo nella maniera migliore possibile.
Dal canto nostro non possiamo che augurarci che situazioni come questa diventino sempre di più una regola e che tutti riescano, il prima possibile, ad accedere al trattamento e al sostegno necessari. Continueremo ad essere vicini alla struttura e all’équipe che ci ha coinvolti – anche al Convegno organizzato per il 12 maggio prossimo – e anche ad informarvi come abbiamo fatto sin’ora.

 

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