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Padri e figlie: le emozioni che ci tengono in vita

Padri e Figlie è un film del 2015 diretto da Gabriele Muccino che racconta di Jake (Russell Crowe), un celebre scrittore che perde la moglie in un incidente stradale. Di punto in bianco Jake si ritrova ad occuparsi della figlia Katie da solo e, al contempo, a dover gestire una serie di problematiche fisiche e mentali che lo investono, costringendolo ad un ricovero presso un ospedale psichiatrico. Occuparsi da solo della figlia risulta impossibile motivo per cui viene affidata alla zia, sorella della madre defunta. Venticinque anni dopo Katie, dopo aver perso anche il padre, diventa una psicologa che si occupa di bambini con difficoltà e che nel tempo libero si concede a chiunque, rifiutandosi di instaurare legami che vadano oltre il sesso occasionale.

Ragioni di coinvolgimento: Crediamo, molto spesso, che sia estremamente difficile far comprendere agli altri la turbolenza che ci attraversa, e ci sembra quasi impossibile che qualcuno percepisca realmente ciò che sentiamo.  Pensiamo di essere gli unici a fronteggiare il nostro tumulto emotivo, e di essere soli nel dover combattere la lotta con noi stessi. In effetti, il primum scopum delle emozioni è quello permettere un’adeguata reazione dell’individuo di fronte a situazioni in cui si rende necessaria una risposta immediata; accade, però, che queste limitino il nostro benessere psicologico impedendoci di analizzare gli eventi e di perseguire i nostri scopi. Questo processo appare più evidente se proiettato in uno schermo: d’altronde se il sogno, per il padre della psicoanalisi, costituiva “la via regia all’inconscio” (Freud, S., 1900, p.6), in egual modo, questo film, potrebbe simboleggiare uno strumento capace di trasportare sullo schermo quelle emozioni che, talvolta, fatichiamo a riconoscere.

Il film si snoda su due piani narrativi che si intrecciano, l’infanzia e la maturità di Katie, entrambi connotati da uno scenario differente: da un lato appare l’armonia affettiva che caratterizza la relazione tra una figlia ed un padre, dall’altro la morte di quest’ultimo che determina in lei un vuoto incolmabile e che la rende una donna in grado di aiutare gli altri ma mai se stessa. La perdita di Jake sgretola tutte le certezze di Katie, riflettendo quanto il potere di un’infanzia travagliata incida sul suo cammino emotivo. La tristezza per la perdita del padre porta la protagonista allo sviluppo di un’intensa paura di amare, che lei traduce in “incapacità di amare” e che accresce il suo senso di solitudine. Durante una serata in un locale Katie conosce un ragazzo di nome Cameron, lettore dei lavori letterari di suo padre Jake, con cui intraprende una relazione stabile, seppur travagliata.

A partire da questo incontro il registra offre una lente diversa, facendo scorgere la rottura delle barriere emotive di Katie che viene descritta da Muccino come: “Una donna in movimento, una donna che corre verso la crescita reale che non è solo fisica, verso la consapevolezza di quello che va creato e superato”. Nella relazione con Cameron si sciolgono gradualmente le difficoltà affettive della protagonista che vengono oltrepassate dalla potenza salvifica dell’amore: la sorpresa si insinua fra gli stati d’animo di Katie generando gioia e amore, rendendola in grado di riprendere in mano la sua vita e di smettere di aver paura di amare.

Spunti stimolanti : Questo film può risultare utile per indagare dall’esterno una serie di emozioni, riuscendo dunque ad osservarle, incrementando il loro riconoscimento e, perché no, la capacità di una loro gestione. Può indurre la predisposizione al cam­biamento, facendo intravedere la possibilità di migliorare la qualità delle proprie relazioni , d’altronde lanciarsi nel dirupo delle emozioni è sicuramente un rischio, non c’è alcuna certezza di atterrare vivi; ma è proprio questo a tenerci in vita: godere delle meravigliose emozioni che può donare il lancio.

RIFERIMENTI

Freud, S. (1900). The Interpretation of Dreams. SE, 4–5.

Monica Migliore

2 thoughts on “Padri e figlie: le emozioni che ci tengono in vita

  1. buon giorn…lo guarderò sicuramente…un film che per me è valido è “l’uomo che sussurrava ai cavalli”…ci ho trovato alcune dinamiche interessanti…in un certo senso, tanto la madre vuole aiutare la figlia, tanto non affronta per se stessa la realtà…

  2. Interessante recensione di un film che sicuramente vedrò, ma credo che non siamo noi a lanciarci “nel dirupo delle emozioni”, ma sono le emozioni che entrano prepotentemente nella nostra vita e, se non siamo attrezzati adeguatamente, ci possono travolgere. Per questo, come dici tu, credo sia importante riuscire a riconoscerle, dargli un nome, solo così le possiamo “navigare” senza farci sopraffare, nè negarle. Ogni emozione è utile se riconosciuta, per questo diventa importante l’alfabetizzazione emotiva che dovrebbe cominciare già in tenera età

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