Emergenza Borderline

White Oleander: L’attaccamento “inconsistente”

White Oleander è un film del 2002 diretto da Peter Kosminsky e tratto dal romanzo di Janet Fitch. Astrid all’età di quindici anni assiste all’arresto della madre, Ingrid, che viene accusata dell’omicidio del suo amante , il quale sarebbe avvenuto con il veleno della pianta dell’oleandro. Per Astrid inizia un percorso tortuoso che la vede ripetutamente cambiare madri affidatarie mentre Ingrid, anche dal carcere, continua ad esercitare su di lei un’elevata influenza.

Ragioni di coinvolgimento: Quando lo sviluppo con figure di riferimento produce un tipo d’interazione che va dall’inconsistente (espresso in incapacità di comprendere i segnali emessi dal bambino), all’invadente (espresso in propensione all’intromissione forzata all’interno dello spazio di evoluzione del bambino) ne deriva, molto spesso, un bambino che tenta di mantenere con il caregiver un’elevata vicinanza, rinunciando a movimenti esplorativi autonomi; questo film ritrae una quindicenne, Astrid, incessantemente guidata dall’ imprevedibilità della sua figura di attaccamento, Ingrid. Il mancato mimetismo affettivo (Buhler, 1930) , che nel film si esprime nell’ incongruenza mimica fra la protagonista e la madre, rappresenta uno dei fattori di costruzione della vulnerabilità di Astrid. Ingrid è una donna che esaspera il suo mettere da parte i sentimenti, e che utilizza il fascino come espressione della sua forza interiore. Astrid , invece, induce a rafforzare l’idea che l’adolescenza non si può scegliere , motivo per cui è inevitabile che questo tipo di legame implichi l’innescarsi di comportamenti circoscritti all’interno di percorsi definiti dalle azioni della madre. L’inconsistente equilibrio che si crea tra Astrid e la madre si interrompe con la loro separazione. Dal film emerge come lo stile di attaccamento ansioso/ambivalente che si innesca fra le due determini, in qualche modo, la riduzione dello spazio di evoluzione in cui la protagonista quindicenne può muoversi, portandola ad attuare alcuni comportamenti rischiosi che la portano anche all’ abbandono dell’estetica che l’ha sempre accumunata alla madre. La metamorfosi di Astrid è il risultato della  mancata “stabilità” a cui è soggetta la giovane protagonista.

Spunti stimolanti di utilizzo: Questo film drammatizza il complesso rapporto fra una madre e una figlia adolescente, costellato da bisogni e paure di quest’ultima, che ricerca incessantemente una “guida” con cui percorrere il suo mondo inquieto. Astrid nutre nei confronti della madre una smisurata adorazione ed il potere che esercita sugli uomini; ha modo, però, di osservare le sue esplosioni di rabbia improvvise e l’ambivalenza con cui si relaziona agli altri. Col passare degli anni queste modalità instaurano uno sguardo dissimile e maturo che vede esprimersi la brutale superficialità di una donna che adempie sconvenientemente al ruolo di “madre”. L’adolescente in questione arriva a ricercare “l’individuazione” autonomamente.

Il film offre alcuni spunti per la comprensione del processo che porta alla strutturazione di un attaccamento sicuro, in cui il bambino e successivamente l’adolescente , interiorizza l’immagine di sé come meritevole di attenzioni e affetto, della madre come prevedibile e del mondo come di un luogo sicuro (totalmente diverso da quello che Ingrid ha instaurato con Astrid). Questo consentirà nel tempo di creare un’immagine di sé stabile, offrendo le basi per la formazione di un’autostima ottimale.

“Questa è la caratteristica più importante di essere genitori: fornire una base sicura da cui un bambino o un adolescente possa partire per affacciarsi nel mondo esterno ed a cui possa ritornare sapendo per certo che sarà il benvenuto, nutrito sul piano fisico ed emotivo, confortato se triste, rassicurato se spaventato”.

John Bowlby

RIFERIMENTI

  • Bowlby, J. (1989). Una base sicura. Cortina, Milano.
  • Buhler, C. (1930). The first year of life.

 

Monica Migliore

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