Emergenza Borderline

Chi ha guardato dentro l’abisso

Pare che se hai ricevuto diagnosi e sei un ‘borderline vero’ (anche se non sono d’accordo con il definire le persone ‘borderline’ come potete leggere qui) non puoi non aver avuto pensieri suicidi o aver tentato il suicidio almeno una volta. Io alla seconda non ci sono assolutamente arrivata ma devo dire che di pensieri ne avevo piena la testa. Da quando ho aperto Emergenza Borderline non fanno altro che chiedermi come ho fatto ad avere la costanza di seguire la terapia, come ho fatto a non mollare. È molto semplice: non avevo alternative o meglio ne avevo una ma speravo con tutte le mie forze di non doverla prendere davvero in considerazione.

Su questo punto sono irremovibile ma mi voglio spiegare meglio. I ‘non diagnosticati’ che ci scrivono iniziano la discussione sempre allo stesso modo:

  • mia figlia è ingestibile
  • i borderline amano davvero?
  • ho letto che non se ne esce
  • secondo me se ne approfittano!
  • siete dei manipolatori
  • la mia ex è una narcisista che mi ha rovinato la vita
  • come faccio a convincere mio figlio ad andare in terapia

Sono tutte domande lecite ma mi fanno capire che non ci avete capito niente. Brancolate tutti nel buio e vi fermate all’apparenza. Voi che potete prendervi una pausa dal vostro cervello, venite a lamentarvi di quanti problemi vi crea la persona che dite di amare ma non riuscite mai a fare un passo indietro. Non vi chiedete mai: cosa significa avere diagnosi borderline? Cosa si prova durante una crisi, cosa sentite?

La stessa identica domanda la farei agli psichiatri che nel 2018 continuano a pensare che i disturbi di personalità non esistano. Ma li leggete gli articoli scientifici? Avete mai visto uno studio di neuroimaging? È facile trovarli, io li leggo su internet e non pago neppure, ci vuole solo un pochino di pazienza e trovare il tempo di scaricarseli.

Quando mi trasferii da Roma a Milano ci volle davvero poco tempo prima che iniziassero le crisi, quelle pesanti, quelle che ti portano al pronto soccorso, che non ti fanno mangiare per giorni, che ti tengono sveglia a guardare il muro piangendo, quelle che ti costringono a chiedere al tuo compagno di tenere il cellulare acceso tutta la notte. Non è divertente ve lo posso assicurare. Se dormi due o tre ore per notte per settimane, non c’è forza di volontà che tenga, ad un certo punto il cervello inizia a fare brutti scherzi.

In un attimo inizi a immaginare di fare un tuffo dalla finestra, buttarti sotto la metro mentre la vedi che si avvicina e tante altre cose che non credo avreste piacere di leggere. Non è affatto bello. Odi il mondo per averti tradito, per non averti protetto, per averti convinto che sei sempre sbagliata, per averti messo in condizione di pensare alla morte come unico sollievo dal dolore costante. Dall’altro lato ami fortissimamente la vita non vorresti lasciarla mai e pensi a quanto starebbero male familiari e amici se dovesse succederti qualcosa e ancora una volta ti senti in colpa. È veramente terribile, sei lì che non riesci a trovare una soluzione se non quella Definitiva e continui a sentirti in colpa per quello che di male faresti a qualcun’altro.

Alla fine, cari tutti, è sempre il solito discorso: quando ti arriva diagnosi borderline non significa che hai una buona scusa per fare quello che ti pare perché la verità è che l’unica cosa che vorresti davvero è stare bene! Quando leggi ‘borderline’ sul referto vuol dire che forse qualcuno si è preso la briga di capire quanto soffri e di aiutarti a smollare un po’ di quel dolore che ti porti dentro ora dopo ora, giorno dopo giorno. Mi dispiace che per voi sia tanto complicato gestire il piccolo frammento di dolore che riuscite a vedere durante la crisi o quando vi arriva una rispostaccia o quando le vostre aspettative vengono deluse ma dopo tutto forse è anche giusto che i vostri “amati borderline”  se ne freghino un po’ del vostro dolore per pensare al loro. Sì perché loro l’abisso non lo guardano e basta, ci parlano proprio, ci escono, se lo ritrovano in macchina quando vanno a lavorare, sull’autobus mentre si recano a scuola, a letto quando vorrebbero dormire, in bagno mentre fanno la doccia, nel caffè della mattina e il bicchiere di vino tracannato velocemente la sera, nella sigaretta della pausa, nel film al cinema, nell’ennesimo paio di scarpe che si sono comprati, nella tazza del bagno a vomitare, nella sessione massacrante della palestra. Come la mettiamo? Sareste in grado di reggere?

Ma quindi Federica cosa ci vuoi dire? Vuoi farci sentire in colpa?

Qualche anno fa un pochino mi sarebbe anche passato per la testa ma oggi no, oggi quello che vorrei è rimettere le cose nella giusta prospettiva o almeno farvi arrivare un messaggio: avere un problema di salute mentale non è una passeggiata e chi ce l’ha non se l’è andato a cercare. Il mondo non si divide tra sani e malati ma tra persone che vogliono accettare e quelle che preferiscono giudicare, bisogna solo capire da quale parte volete stare voi.

3 thoughts on “Chi ha guardato dentro l’abisso

  1. Indiscutibile la sofferenza per chi ne soffre, un problema grosso è che spesso i frammenti di dolore vengono proiettati sui cari come shuriken…si piglia la parola, le crisi e via, però il carico emozionale dei familiari è spesso enorme.

    1. Ciao Gaia, hai assolutamente ragione proprio per questo motivo ci siamo sempre occupati di informare i familiari su cosa comporti soffrire di DBP. Esiste anche l’associazione NEA.BPD Italia, sorella più piccola di quella originale americana, che ha gruppi sparsi in tutta Italia e che forma i familiari grazie ai gruppi Family Connections.

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