Emergenza Borderline

Gone Girl – L’amore bugiardo: quando l’abbandono è intollerabile

Gone Girl – L’amore bugiardo è un film del 2014 , diretto da David Fincher. Il film è tratto dal romanzo L’amore bugiardo (Gillian Flynn, 2012).

I protagonisti, Nick Dunne (Ben Affleck) e la moglie Amy (Rosamunde Pike), si trasferiscono in una cittadina del Missouri da New York. Il giorno del loro quinto anniversario di matrimonio, Amy scompare nel nulla; a quel punto Nick diventa il primo sospettato della sua sparizione e viene sottoposto a costanti interrogatori da parte dei giornalisti che cercano lo scoop. Il protagonista è perseguitato da ricorrenti flashback, contraddistinti dalla voce narrante della moglie, che mostrano lo snodarsi di una complessa storia d’amore.

Ragioni di coinvolgimento:

Da questa pellicola emerge una dolorosa e funesta modalità di vivere le esperienze emotive: Nick si approccia in modo inerte alla disarmante scaltrezza e sottigliezza della moglie, ricorrendo a diverse alternative (fra cui una giovanissima amante) per evitare di sentire questa sua “passività” nell’entrare in relazione con Amy; quest’ultima , d’altro canto, non accettando la sua incapacità di sperimentare emozioni negative, ricorre a comportamenti distruttivi, auto ed etero diretti. La protagonista induce nel marito, diventato pigro, distaccato e adultero il senso di colpa, ricorrendo ad una finta gravidanza e facendogli credere di essere stato l’unica causa della sua scomparsa; tenta, in questo modo, di controllarlo ed evita il rischio di abbandono percepito come imminente. Nonostante difficoltà, manipolazioni e colpi bassi, emerge l’evidenza di una coppia incapace di scindersi, di percepirsi umiliata e volta a preservare le apparenze.

Gestire le proprie esperienze emotive non è mai semplice, e lo è ancor meno quando queste hanno una connotazione negativa. Il non riuscire a stare in contatto con questo tipo di vissuti può contribuire a mettere in atto comportamenti che veicolano queste emozioni verso altre mete. Questo è proprio ciò che accade ad Amy che sposta il focus sulla messa in atto di un intreccio investigativo evitando , in questo modo , il contatto con i suoi vissuti emotivi e riducendo le angosce destrutturanti annesse a questi ultimi. Il film ci mette costantemente di fronte questo meccanismo: l’incapacità di tollerare i propri vissuti emotivi porta i due protagonisti allo sgretolamento di ogni certezza e al totale allontanamento dall’idillio in cui erano immersi non appena conosciuti. Amy appare come una donna intraprendente, bella ed  intelligente a cui sfuggono tutte queste doti quando percepisce la crisi della sua storia; le sue azioni si orientano, improvvisamente, in sforzi per evitare di dissolvere le proprie certezze relazionali. Per i protagonisti un legame da esibire è la chiave per dimostrare al mondo di essere sopravvissuti.

Spunti stimolanti :

Questo film può aiutarci a riflettere sulla labilità che, talvolta, può caratterizzare le nostre relazioni e sulla necessità di “osservare ed accettare” gli stati d’animo che queste possono indurci. Le angosce che ci permettiamo di provare possono aiutarci a comprendere quanto siamo in grado di amare gli altri e noi stessi. La pellicola ci aiuta a comprendere che possiamo scegliere la direzione in cui possono andare i nostri comportamenti nei confronti di chi amiamo per quanto essi siano diretti dall’emozione che c’è alla base.

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