Emergenza Borderline

Blog “pro ana”: il parere dell’esperta

Se ne parla anche Antonella Clerici durante la sua trasmissione “La Prova del Cuoco” – ironia della sorte, parlare di anoressia in un programma sul cibo – vuol dire che la notizia è davvero di pubblico dominio e considerata la natura dell’argomento non potevamo ignorarla.
La polizia di Ivrea ha denunciato una diciannovenne di Porto Recanati per lesioni e istigazione al suicidio per aver dispensato consigli su come smettere di mangiare. Il suo blog “pro ana” è stato chiuso e un’altra ragazza presunta complice sarebbe ancora ricercata.
È partito tutto dalla segnalazione di una mamma che ha cominciato a notare un comportamento anomalo nella figlia quindicenne. Quest’ultima aveva iniziato a rifiutare il cibo e a perdere peso sempre più velocemente, “7 chili in un mese” dichiara la donna in un intervista al quotidiano La Stampa. La situazione era chiara e per fortuna è stata presa in tempo, vi diciamo subito infatti che la storia è a lieto fine. Carolina, la quindicenne in questione, quando ha ceduto alle pressioni della mamma e ha capito la serietà della situazione ha accettato di ricorrere alle cure di una terapeuta e in un anno è uscita dal tunnel dell’anoressia.
Sappiamo tutti cos’è l’anoressia: un disturbo alimentare che porta chi ne soffre a rifiutare il cibo, ogni tanto torna agli onori della cronaca come in quest’ultima occasione e – c’era da aspettarselo – l’indignazione e la condanna dell’opinione pubblica sono state unanimi e immediate. Ma è davvero tutto semplice come sembra? Abbiamo deciso di parlarne con una vecchia – si fa per dire – amica di Emergenza Borderline: la dottoressa Antonella Di Biase*, psicoterapeuta individuale e di gruppo presso l’Ospedale San Raffaele di Milano per la valutazione e il trattamento di gravi disturbi di personalità.
Antonella grazie infinite per aver voluto rispondere a qualche domanda. Andiamo subito al nocciolo della questione l’anoressia sembrava essere un disturbo molto privato mentre in questo caso appare molto ‘pubblico’ come si concilia l’attività del blog e quindi la sua visibilità con questo aspetto?
Da un lato siamo portati a pensare che l’anoressia sia un disturbo privato poiché porta chi ne soffre a chiudersi progressivamente in se stesso, a rifiutare le relazioni e a essere concentrato soltanto sull’aspetto fisico ma è anche vero che da anni spopolano questi blog “Pro Ana” in cui persone che soffrono di questo disturbo possono confrontarsi e farsi forza a vicenda per raggiungere l’obiettivo dell’estrema magrezza. Queste due posizioni, apparentemente contrapposte, nascondono qualcosa di simile in entrambe infatti possiamo trovare il controllo estremo che è rivolto sia verso se stessi che, nel blog, verso gli altri. Nonostante tutto quindi resta un disturbo molto privato perché riguarda soltanto le persone che “venerano Ana”, il resto del mondo è totalmente tagliato fuori perché non capisce e non può condividere gli stessi ideali. Nelle pazienti anoressiche molto spesso manca il contatto con la realtà: che rende possibile aprirsi solo con chi condivide le stesse credenze, trovando la comprensione e l’appoggio che dal resto del mondo non può arrivare.
Se consideriamo i personaggi coinvolti in questa faccenda: la quindicenne e la diciannovenne sembra di trovarsi di fronte a due facce opposte della malattia. Da un lato una ragazza in cerca di approvazione e di istruzioni da seguire e un’altra che invece dirige le operazioni e funge da motivatore. Viene da chiedersi se conosciamo davvero l’anoressia o se il fatto di smettere di mangiare sia un ‘solo’ sintomo comune, il disturbo sembra infatti molto più subdolo e articolato.
Ritengo che siano le due facce della stessa medaglia: mi sembra che in entrambi i casi che citi ci sia una necessità di approvazione e di farsi forza incredibili. Dovremmo forse interrogarci su quali siano le difficoltà dell’amministratrice del blog e quanto è dentro al disturbo “Anoressia”. Quanto lo spingere le altre a dimagrire per raggiungere “ANA” serve a lei stessa per continuare la sua marcia verso la magrezza assoluta? Chi gestisce questi blog, così come chi vi accede da utente esterno, è a sua volta malato. Dare quei suggerimenti, innescare quella competitività, credo sia qualcosa che serve a loro stesse per andare avanti e non mollare; un po’ come se, attraverso il sostegno dell’altrui distruzione, sostenessero anche la loro lotta per l’autodistruzione, che ai loro occhi e nella loro mente è la perfezione da raggiungere.
È davvero possibile indurre l’anoressia? Leggendo gli articoli pubblicati e condivisi in questi giorni la prima impressione infatti sembra essere quella che le ragazze tra i 14 e i 15 anni che si trovavano a leggere questo blog fossero quasi circuite.
Ho avuto la stessa impressione. È facile pensare che, data l’età, queste ragazze siano facilmente suggestionabili, a questo però aggiungerei alcuni fattori da non sottovalutare, prima fra tutte la pressione sociale che come sappiamo in adolescenza è fondamentale.
Spesso il messaggio che passa alle ragazze è che magrezza e bellezza siano sinonimi e frequentemente, anche se involontariamente, vengono messe in competizione l’una con l’altra. Questo può portare a sentirsi diverse e a voler assolutamente dimagrire per non provare un senso di esclusione. In secondo luogo bisogna sempre ricordare che chi soffre di un disturbo del comportamento alimentare come l’anoressia, perdendo il contatto con la realtà, rimane semplicemente ancorato al proprio obiettivo di magrezza a cui crede in modo ostinato e in cui ha bisogno di credere. Sicuramente questi fattori creano terreno fertile per “essere circuite” con i risultati che oggi leggiamo sui giornali.
Quanto i genitori dovrebbero preoccuparsi che i propri figli ‘incappino’ in questo tipo di blog?
Purtroppo questi blog sono molto diffusi e facilmente “reperibili” anche sul web in chiaro. L’invito è quello di stare con gli occhi aperti e di non sottovalutare nessun segnale. È importante parlare con i propri figli creando un clima di fiducia, di non giudizio e di accettazione.
 
I blog prima, i gruppi chiusi Facebook e Whatsapp poi. Le nuove tecnologie sono davvero dannose da questo punto di vista?
Come per ogni strumento esistono usi positivi e negativi: il web e i social possono sicuramente danneggiare più facilmente ma allo stesso tempo rendono più fruibile la comunicazione, la diffusione e la ricerca di aiuto, Emergenza Borderline ne è un esempio.
Dal tuo punto di vista i genitori dovrebbero preoccuparsi? Se sì, a quali segnali dovrebbero prestare attenzione?
Ci sono cambiamenti sottili ma subdoli che con attenta osservazione possono essere individuati agevolmente. Nella maggior parte dei casi l’anoressia si manifesta gradatamente: il soggetto inizia a seguire una semplice dieta per perdere peso ma piano piano, inizia a ridurre sempre di più sia la quantità che la qualità degli alimenti assunti. Tra gli altri sintomi precoci ci sono la sensazione di nausea di fronte a determinati cibi, la tendenza a rifiutare il cibo offerto e a non partecipare ad eventi comunitari in cui sono previsti dei pasti, la convinzione di essere grassi e di dover perdere peso. L’ossessione per il cibo e le calorie assunte diviene col passare del tempo sempre più radicata e dilagante.
Emergenza Borderline si occupa di informazione sul disturbo di personalità borderline ma spesso i DCA (disturbi del comportamento alimentare) e il DBP (disturbo borderline di personalità) convivono nella stessa persona. Qual è il modo migliore per affrontare un quadro clinico così complesso?
È molto frequente notare in persone con diagnosi borderline sintomi inerenti al disturbo del comportamento alimentare, questo perché tali sintomi sono, spesso, espressioni di un tentativo di controllare le proprie emozioni che come sappiamo nel disturbo borderline non si riconoscono e non si riescono a gestire. In casi come questi, è senza dubbio prioritario occuparsi della parte inerente al DCA, poiché spesso mette in pericolo l’incolumità della persona. È fondamentale mettere al sicuro l’individuo e intervenire sul disturbo alimentare prima di intraprendere un trattamento specifico per il DBP che altrimenti risulterebbe molto difficile se non impossibile.
La domanda da un milione di dollari che i familiari ci pongono spesso riguarda le probabilità di recuperare una situazione di questo tipo. Quali sono?
Non ho delle percentuali per rispondere alla tua domanda, credo che sia necessario fare un lavoro di rete che coinvolga medici, psicologi e familiari per la buona riuscita della terapia. Non basta occuparsi solo del corpo e della questione peso, che sicuramente, in un primo momento risulta prioritaria. Parallelamente è necessario impostare un percorso psicoterapeutico che non deve essere focalizzato solo sul recupero del peso ma deve essere volto a esplorare il mondo interno della persona, il modo di vivere le relazioni e le credenze e visioni su di sé.  Associata a una classica psicoterapia individuale spesso si può iniziare una terapia familiare: l’insieme delle due sicuramente da migliori e più stabili risultati.
 
La domanda da un milione di dollari che invece i pazienti ci pongono spesso riguarda le tempistiche. Quanto tempo per stare meglio?
Per ristabilirsi da un punto di vista fisico a volte sono necessari solo pochi mesi da passare, spesso, in ospedale. Più difficile è smontare il sistema di controllo del peso e del cibo messo in atto dal paziente: per questo sicuramente c’è da avere pazienza e fiducia, poiché richiede molto più tempo.
*Se aveste bisogno e voleste contattare la dottoressa Di Biase potete farlo tramite l’associazione da lei fondata Exarco

 

 

 

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