Articoli in evidenza

Le ragioni fisiologiche del comportamento borderline

Avete scoperto che un figlio, un parente, un amico, un fidanzato soffre di disturbo borderline e tutti quegli atteggiamenti che imputavate ad un brutto carattere trovano ora una nuova spiegazione. A momenti vi sentite forti delle nuove informazioni e pensate che riuscirete a domare il disturbo, siete positivi e propositivi altre invece siete abbattuti e demotivati, vi sentite impotenti e abbandonati, pensate che non riuscirete mai più a vivere una vita normale e vorreste scappare via. In altre parole siete saliti anche voi sull’altalena emotiva sulla quale il vostro caro sta seduto tutto il giorno.

Credo sia importante sia per chi viene diagnosticato che per i suoi parenti e amici avere delle informazioni più chiare sul fatto che il DBP non è solo un’insieme di atteggiamenti disfunzionali che finiscono per essere erroneamente scambiati per capricci ma ha radici più profonde e a questo proposito ci vengono in aiuto le neuroscienze. Partiamo da un presupposto: il cervello borderline non funziona come quello degli altri, non funziona come il cervello dei NON borderline.

Trovate in allegato la foto più esplicativa che ho trovato su internet riguardo la differente reazione del cervello borderline (in arancio) agli stimoli stressanti rispetto agli altri (in blu). Facciamo riferimento in maniera molto semplificata a due parti del cervello che credo conoscano tutti almeno per sentito dire: l’amigdala e la corteccia prefrontale. L’amigdala è quella “nocciolina” che manda le informazioni legate ai bisogni più impellenti

  • per esempio: un neonato deve essere sfamato (BISOGNO) – l’amigdala gli suggerisce di piangere e lui lo fa (AZIONE) – la mamma arriva, lo sfama, il piccolo si calma.
  • altro esempio: il bambino cresce, ovviamente continua ad avere fame (BISOGNO) e l’amigdala gli comunica di chiedere cibo (AZIONE) però il bimbo è appena uscito da scuola e la mamma gli dice che dovrà aspettare di fin quando sarà arrivato a casa per mangiare. Che succede?

Succede che per fortuna insieme al bambino si sviluppa la corteccia prefrontale che gli dice “si ok, hai fame ma la mamma ha detto che mangerai non appena arrivato a casa quindi puoi stare tranquillo” mette cioè fra il bisogno e l’azione un PENSIERO! Il pensiero subentra perché il bambino, come uno scienziato ha sperimentato infinite volte che la mamma gli da effettivamente il cibo quando lo chiede ed è quindi sicuro che anche questa volta otterrà il soddisfacimento del suo bisogno.

Nel soggetto borderline però, quello che accade è più somigliante all’atteggiamento del neonato, perché? Prima di tutto perché l’amigdala è più piccola della media e un’amigdala più piccola è iperattiva, questo vuol dire che risponde agli stimoli come se fossero molto più urgenti di quello che in realtà sono e in più si calma con maggior difficoltà. A questo aspetto se ne aggiunge un altro: il bisogno che ha necessità di soddisfare crescendo non è di sopravvivenza spiccia fame-sete-sonno-bagno ma è un bisogno che a volte non è ben chiaro neppure alla persona stessa e l’inconsapevolezza manda nel panico.

Riflettendoci logicamente è del tutto comprensibile come faccio a soddisfare “zosrhgisoherglisu”? Che cos’è “zosrhgisoherglisu”?! Per soddisfare questo bisogno astruso vengono messe in atto delle azioni disfunzionali tipo: l’autolesionismo, l’abbuffata, il sesso promisquo, la droga, l’alcool per evitare di sentire la frustrazione causata da dolore.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *