Emergenza Borderline

Emergenza Borderline ri-parte da Reggio Emilia

Maggio è il BPD Awareness Month, per dirlo in lingua originale, cioè il mese dedicato a sensibilizzare l’opinione pubblica su cosa sia il disturbo borderline di personalità. In Italia lo abbiamo portato nel 2015 ma sottovoce dato che l’associazione era appena nata. Perché ho parlato di inglese come di lingua originale? Perché l’iniziativa è nata in America nel 2008 grazie all’associazione NEA.BPD della quale ho avuto l’onore di conoscere la fondatrice Perry Hoffman proprio l’anno scorso in occasione di maggio. Assieme a lei c’era anche la dott. Maria Elena Ridolfi che la NEA.BPD l’ha portata anche in Italia.

Come è facile intuire sono particolarmente legata a questa iniziativa e quest’anno per la prima volta siamo riuscite a coinvolgere qualcuno fuori Milano: vi racconto tutto. Qualche mese fa una dottoressa del Laboratorio psicologico ER ci aveva scritto per un confronto riguardo alcune situazioni sulle quali voleva avere un nostro parere, fissammo perciò una data per farci una chiacchierata al telefono. Nessuna della due sapeva cosa aspettarsi ma in un modo o nell’altro abbiamo finito per parlare per più di un’ora.

Poco prima di chiudere la telefonata mi dice “verreste a Reggio Emilia a parlare del disturbo?”. Non potevo che rispondere di sì. Da quel momento in avanti le cose si sono susseguite rapidissime, messaggi vocali su whatsapp, chat su Facebook e email, fino alla mattina del 5 maggio scorso quando l’incontro c’è stato per davvero. Nicole è partita da Crema, io sono partita da Milano e ci siamo incontrate davanti a La Polveriera che tutto era già pronto, dovevamo solo rispondere alle domande delle dottoresse e essere noi stesse.

Non ci aspettavamo nulla di tutto ciò che è successo da quando abbiamo messo piede in sala: persone che hanno affrontato un viaggio chi dalla Calabria, chi dal Lazio, chi dalla Toscana, dal Veneto, Lombardia, Emilia Romagna… insomma degli sconosciuti si sono presi un reale impegno sia in termini economici che di tempo per venire ad ascoltare quello che avevamo da dire. È stata una grandissima soddisfazione ma anche uno shock. Ci hanno raccontato con grande emozione delle storie tremende, ci hanno parlato di solitudine, abbandono, insicurezza, fatica ma tutto con una speranza in fondo al cuore che si poteva quasi stringerla tra le mani.

 

Cosa è rimasto di tutto questo? Prima di tutto la consapevolezza da parte nostra che bisogna parlare, molto molto più di quanto non si stia facendo. Le persone che sono venute sabato scorso a Reggio Emilia avevano bisogno di creare legami tra di loro, di sfogarsi con qualcuno che capisse realmente di cosa stavano parlando, chiedevano risposte alle loro tante domande. Ci hanno chiesto perché nessuno prima gli aveva spiegato come si sentisse il loro caro affetto dal disturbo, perché fosse tanto difficile essere presi sul serio, perché le istituzioni ignorino le loro difficoltà, perché i Csm non prendano adeguatamente in carico questi pazienti.

Coinvolgere è la seconda parola che questo incontro ci ha lasciato in eredità e mi riferisco principalmente ai diretti interessati, quelli che la diagnosi l’hanno ricevuta e che troppo spesso si nascondono o si perdono in polemiche sterili. È vero il dolore è grande e non dico che si debba metterlo in pubblica piazza ma bisogna cambiare il proprio punto di vista in questo senso. Avere un disturbo di personalità non è disdicevole, non è una scelta, non c’è niente di cui sentirsi in colpa o vergognarsi. Dialogare può diventare estremamente faticoso ma il potere di spiegare come stiamo non possiamo lasciarlo in mano a qualcun’altro. Noi non siamo le uniche ad essere uscite da questa problematica, c’erano altre persone che hanno dato la loro testimonianza, c’è bisogno di voi più di quanto non possiate immaginare! Quando prendete di petto la vostra vita non abbiate paura di educare chi avete intorno a voi, i disturbi mentali si possono curare.

Infine sembrerà presuntuoso ma la terza questione che non si può assolutamente tralasciare è la formazione e in questo caso parlo di addetti ai lavori, assistenti sociali, medici (non solo psichiatri), avvocati, insegnanti… Conoscere il disturbo significa poter aiutare chi ne è affetto, vuol dire svolgere meglio il proprio lavoro, essere più efficaci e più sereni a fine giornata. Ricordo che 1 persona su 10 risulta avere un disturbo di personalità, ne conoscete molti di più di quanti non crediate, mi sembra un buon motivo in più per essere preparati.

Dal canto nostro cercheremo di rendere i nostri incontri più frequenti e regolari, stiamo già ricevendo delle proposte in questo senso e ringraziamo sinceramente chi sta credendo in questo progetto e ci sta dando la sua disponibilità. La speranza è quella di poter innescare un dialogo su questo tema che porti ad un miglioramento sensibile delle condizioni di vita sia dei soggetti diagnosticati che delle loro famiglie.

3 pensieri su “Emergenza Borderline ri-parte da Reggio Emilia

  1. grazie mille per la restituzione di questa esperienza, soprattutto perché ha sorpreso tutti, come mi sembra di aver capito. io e mio marito parteciperemo a quella a Bs de 26/27 maggio e spero che anche con questa si possano realizzare nuovi gruppi di sostegno…grazie

  2. Molto interessante, sarei venuta volentieri anch’io se avessi saputo dell’evento!
    Che cosa c’è a Brescia il 26/27 maggio? Ci sono altri eventi in altre città per il Mese della Consapevolezza Borderline? Grazie mille!

    1. Ciao Maria, il 26/26 maggio a Brescia si terrà un workshop per la formazione di conduttori di gruppi Family Connections, nello standard delineato da NEA-BPD. Se hai già partecipato a un gruppo Family Connections e desideri metterti a disposizione per condurre un gruppo, è l’occasione per qualificarsi.

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