Emergenza Borderline

Emergenza Borderline sui banchi di scuola

La chiamata è arrivata dalla responsabile degli insegnanti di sostegno dell’istituto Oriani-Mazzini di Milano, con una richiesta semplice e immediata: organizzare un corso di formazione sul disturbo di personalità borderline rivolto agli insegnanti. L’abbiamo presa in parola e così il 27 aprile scorso, alle ore 15:30 presso la sede di viale Liguria 19 c’è stato il nostro primo corso di formazione incentrato proprio su disturbo borderline e nello specifico sulle manifestazioni in ambito scolastico.
La formazione
La tematica è di importanza fondamentale sotto diversi punti di vista e non riguarda solo chi è stato diagnosticato ma anche chi vive nel suo stesso ambiente scolastico che ha la possibilità di rendere più o meno vivibile il suo malessere (compresi i compagni) e chi si occupa di politiche sociali perché purtroppo i costi di gestione dei soggetti borderline sono molto alti a partire anche dall’abbandono scolastico. Ce n’è abbastanza da coinvolgere la nostra classe dirigente ma andiamo con ordine…
La partecipazione
Il Preside dell’Istituto si è dimostrato lungimirante nel voler approfondire quella che è causa di grande sofferenza per molti studenti e non possiamo che ringraziarlo per aver scelto noi per formare i suoi insegnanti. L’aula era gremita, la partecipazione attiva e alla fine eravamo almeno in cento a seguire l’evento.
Gli insegnanti, compresi quelli provenienti da altre scuole, si sono dimostrati sinceramente colpiti sia dall’incidenza del disturbo (che riguarda fra l’11 e il 15% della popolazione) che dalla complessità delle cause per cui si verificano poi le crisi e gli atteggiamenti disfunzionali.
La maggioranza dei presenti pur non essendo informata conosceva il disturbo di nome e quasi tutti ascoltando le spiegazioni dei nostri medici hanno testimoniato di avere o avere avuto almeno uno studente che dimostrava di avere tratti molto sospetti. Altri ci hanno contattati – anche in separata sede – perché hanno delle persone care affette dal disturbo ed erano perciò interessati al percorso di cura per motivazioni più personali ma sopratutto ci hanno parlato di studenti borderline che non hanno potuto avere aiuto da parte della scuola a causa della mancata certificazione, la diagnosi infatti “non poteva essere ufficiale” secondo il parere di alcuni medici perché i pazienti erano troppo giovani.
Le conferme 
Questa prima occasione formativa, insieme a molte conferme in positivo, ci ha lasciato la consapevolezza di alcune modifiche da apportare per il futuro: all’interno della presentazione infatti c’è bisogno di un momento di confronto per gli insegnanti con un insegnante che conosca la problematica ma che sopratutto abbia una conoscenza approfondita dei meccanismi scolastici e di come supportare (anche burocraticamente) lo studente e la sua famiglia.
Sono in molti ad ignorare il fatto di avere degli strumenti concreti da utilizzare in questo senso come ad esempio il PDP – piano didattico personalizzato, e a farne le spese purtroppo sono ancora una volta i soggetti più fragili.
Ragazzi di grande sensibilità e intelligenza vengono troppo spesso lasciati a loro stessi dalle istituzioni mentre potrebbero essere sostenuti anche in questo senso. Approfondire l’argomento è stato però di aiuto – la conferma ci arriva proprio dai professori – se non altro per riuscire a spiegarsi dei comportamenti che loro stessi avevano spesso derubricato come “provocatori” o che ritenevano più genericamente peculiari al periodo dell’adolescenza.
C’è un forte bisogno di creare un ponte fra adulti e ragazzi che agevoli la comunicazione, il rapporto fra i due deve essere di alleanza e non si contrapposizione: a nessun ragazzo piace andare male a scuola o mettere in atto comportamenti che lo etichetteranno come “diverso”. Dietro ad ogni atteggiamento c’è una spiegazione, non necessariamente patologica, che va cercata e ascoltata. Questo non perché si debba chiedere ai professori di entrare nei panni di un ruolo che non è il loro ma perché aprirsi al dialogo porta giovamento anche sul piano didattico, permettendo di portare a termine il programma e di conseguenza avere in classe un clima più disteso.

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