Emergenza Borderline

Testimonianze borderline: la rinascita dal disturbo passa per il rapporto umano con i professionisti.

– Testimonianza anonima inviata alla redazione tramite Facebook –

“Ciao, vorrei raccontare la mia storia e far capire come l’atteggiamento di chi dovrebbe aiutarti, ti porta a voler morire.

Sono una semplice ragazza di 21 anni che credeva e sperava di avere una vita normale, fino a che non è cominciato l’inferno. Non dormivo, mi tagliavo e non riuscivo a vivere per quella che ero, mi obbligavo a mantenere le apparenze con tutti, tranne la mia psicologa.

Arrivó l’estate e lei doveva andare in ferie, quindi senza se e senza ma decise di parlare con il csm per farmi ricoverare giusto le due settimane in cui non c’era. Lo seppero così i miei, mentre li chiamavo dalla macchina che mi portava a psichiatria.

Due settimane, solo due, potevo resistere, credevo di poterlo fare.. sono diventati due mesi.

Due mesi in cui sono stata legata al letto perché una notte ebbi un attacco di panico: piangevo e urlavo chiedendo che qualcuno mi aiutasse a calmarmi, non a legarmi e mettermi una flebo con chissà cosa. Dissero ai miei che lo avevano fatto perché potevo essere pericolosa, io? Ho la forza di un bradipo e ero un terzo dell’infermiere enorme che aveva una faccia così buona.

Due mesi senza vedere il colore del cielo: vetri oscurati, persiane chiuse ed inferriate; babbo mi faceva dei video e li guardavo in quei 20 minuti in cui lo lasciavano passare. Ero senza telefono e pc, c’era il passo a pranzo e a cena ed il tempo non era mai abbastanza. Non potevo avere penne o fogli perché secondo loro li usavo per tagliarmi, quando poi mi lasciavano le posate di plastica.

La tortura più grande per me in quei due mesi è stata dovermi lavare con qualcuno davanti che controllasse, mi sono sentita privata di tutti i miei diritti da essere umano, da ragazza che ancora non aveva confidenza con il suo nuovo corpo martoriato. Cercavano sempre un motivo per tenermi lì, finalmente riuscì ad uscire e la vita è diventata un vero e proprio inferno dantesco, avevo paura di ogni cosa, non riuscivo a parlarne e l’unica cosa a cui pensavo era farla finita.. non era vita con tutte quelle bombe di farmaci che a malapena mi facevano stare in piedi e mi facevano fare la pipì a letto.

Ci ho riprovato a mettere la parola fine, solo che al ricovero dopo in un’altra struttura ho trovato i miei angeli, che mi obbligavano a vestirmi da sola, mi facevano fare passeggiate e non mi trattavano semplicemente come la paziente x, mi trattavano come una persona “normale” e volevano che interagissi con loro senza trovare scuse.

Questo fa la differenza nel nostro percorso, chi ti trovi davanti nei momenti critici o ti salva o ti affossa.”

2 pensieri su “Testimonianze borderline: la rinascita dal disturbo passa per il rapporto umano con i professionisti.

  1. Per quanti passi avanti siano stati fatti, in psichiatria, quanto le leggi ,pesano gli atteggiamenti degli operatori così lontani dall’essere professionalmente preparati. Ed alcuni di loro così lontani dall’essere umani.

  2. …da care-giver ma anche da infermiera (e ci tengo a dirlo), i professionisti che operano nel reparto di psichiatria sono “soli”…in un reparto dove conta moltissimo la relazione, l’interventismo viene quasi sempre motivato dalla necessità di “sicurezza” per sè e per gli altri…ai famigliari non vengono date informazioni, momento di ascolto per capire cosa succede e/o ascoltare cosa è successo…è un reparto che necessita di “comprensione” e dopo di questo di tanta tanta formazione…la stessa che poi i pz che ne escono devono acquisire per superare o convivere con la malattia…dopo le lunghe esperienze di ricovero di nostra figlia ho però maturato il pensiero che da pz, da caregiver e da operatore si può fare qualcosa e non solo criticare o giudicare…così io da due anni, in occasione delle feste natalizie do avvio ad una iniziativa “follie delle feste” e in accordo con gli operatori consegno al reparto beauty case contenente : dentifricio spazzolini doccia schiuma pettine deodorante e fazzoletti di carta da consegnare a quei pz che ne giungono sprovvisti e che possono così provvedere all’igiene personale in autonomia e dignità…ho portato ciabatte di plastica che il personale può prestare ai pz x la doccia…anche pigiami nuovi…e proprio in questi giorni abbiamo preso accordi per abellire il reparto con delle tele realizzate dai ragazzi disabili del centro dove lavoro, per portare la “bellezza” in un luogo così “brutto” perchè sono convinta che la “bellezza” di un sorriso, di una medicina, di un quadro, di un profumo possa (ancora) salvarci e salvare il mondo…

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