Emergenza Borderline

Tatuaggi, piercings, scarificazione e autolesionismo: non sono la stessa cosa.

“Sono convinta che il corpo è una tela bianca che va riempita, una tela bianca è una tela vuota. I tatuaggi, i piercing, i lividi, i succhiotti, le vene, il sangue, dipingono la tela come un quadro astratto, non trovi che ci sia bisogno di più tele colorate al mondo? Magari per dimostrare che quel corpo è vissuto, che quella vita è vissuta, dimostrare tutti i 16, 17 anni che abbiamo, uno per uno. Eppure sembriamo nati due ore fa. Sembriamo apatici, privi di ricordi ed emozioni, senza sogni, con gli occhi vuoti, persi nel nulla nella nostra convinzione di provare qualcosa.” da Ad Maiora
C’è confusione intorno a questo tema, perché spesso gli interventi sul corpo vengono letti tutti a prescindere sotto una luce positiva o negativa. Tatuaggi, piercing, scarificazione sono pratiche che ebbero origine nella notte dei tempi e che anche allora servivano a raccontare più o meno quello che raccontano oggi: una storia. Mentre il piercing ad esempio era una tecnica usata fin dall’epoca preistorica per distinguere i ruoli all’interno della tribù, il tatuaggio e la scarificazione erano una sorta di pratica di iniziazione all’età adulta ma anche un racconto della vita di colui che era stato tatuato e scarificato.
L’autolesionismo – tagli, bruciature, schiaffi, graffi ecc. – fa parte di quelle azioni che raccontano un dolore, una storia ma viene usato come risposta ad una crisi da disregolazione emotiva, nella speranza di placare temporaneamente la sofferenza. Ci si sente un pochino meglio dopo perché l’adrenalina accumulata si disperde e si ha anche la sensazione di avere il controllo su se stessi.
Parrebbero essere la stessa cosa secondo un certo punto di vista mentre ho potuto constatare che ci sono due profonde differenze tra i due tipi di pratica: il luogo in cui si realizzano questi interventi sul corpo e la pianificazione.
Chi ama i tatuaggi e i piercing si fa tatuare e forare da artisti che fanno questo mestiere e anche la scarificazione per avere valore estetico deve essere fatta in ambiente protetto – anche per garantire la massima igiene – e da qualcuno che sappia come farla. Il disegno e il professionista vengono accuratamente scelti, il corpo preparato, la data fissata: tutto il contrario di quello che avviene quando parte un moto di angoscia. La crisi emotiva può iniziare ovunque e risolversi in uno sfogo sul proprio corpo senza che questo sia stato pianificato: succede in metro come al cinema, in un bagno o al parco, in macchina o nella propria stanza, in solitudine e nell’urgenza di gestire una situazione che la persona vive come troppo pesante da sopportare.
Se non c’è nulla di davvero nuovo in quello che vi sto raccontando, la novità potrebbe essere rappresentata dal modo in cui questi gesti vengono interpretati dagli altri: da chi sta vicino a chi soffre, chi vive con loro. Sapere che il disturbo borderline ha molto a che fare con il senso di appartenenza o meglio, con la sua mancanza, può chiarire la necessità di comprensione che hanno queste persone. Sentirsi amati, stimati, cercati, benvoluti, apprezzati dall’esterno aiuta a darsi un valore in contrapposizione al perenne senso di vuoto e al terrore dell’abbandono che prova continuamente colui che non sa darsi quello stesso valore da solo. Le emozioni percepite sono così forti da diventare insostenibili e i modi – che chi soffre di DPB trova – per alleggerire questo peso sono spesso definiti teatrali e lasciano segni visibili.
Una buona parte di coloro che soffre di disturbo borderline inoltre avrà difficoltà nella relazione con il proprio corpo. Lo giudicherà proprio come giudica ogni aspetto di se stesso, dei suoi pensieri, azioni, credenze, reazioni e non sapendo come esprimere quello che prova: inadeguatezza, paura, frustrazione, ansia, dipendenza affettiva ma anche gioia, amore ecc., userà il corpo proprio come la tela bianca di cui parla la ragazza che abbiamo citato a inizio post.
La questione acquista un valore tutto particolare se chi inizia ad approcciare l’autolesionismo è nella fase della preadolescenza. Sono sempre di più i ragazzi che si fanno del male già intorno ai 12 anni, chi ascolta o legge i loro sfoghi nota che una delle prime cose di cui hanno timore è di venire scoperti dai genitori. Sentono che c’è qualcosa di sbagliato, di non condivisibile in quello che fanno ma non riescono a farne a meno, temono il giudizio della famiglia e non credono di poter trovare un aiuto efficace fuori da loro.
Capisco quanto scioccante e doloroso possa essere per un genitore scoprire che quello che continua e continuerà a vedere come il proprio bambino si faccia del male ma è di importanza fondamentale che il ragazzo o la ragazza in questione verbalizzino le proprie emozioni prima di tutto in casa. Non bisogna inoltre temere di ricorre ad un aiuto esperto che potrà davvero fare la differenza.

 

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