Emergenza Borderline

Guarire dal disturbo borderline: cosa vuol dire?

A noi le cose facili non piacciono! Vogliamo raccontare quello che non viene raccontato, aprirvi prospettive nuove e farvi venire un dubbio: quello che guarire dal disturbo borderline non sia solo una chimera ma una possibilità.

Gestire o guarire dal disturbo borderline: qua tocca approfondire!

La lingua inglese in questo è più articolata, si parla inizialmente di remission cioè quando il disturbo non è più diagnosticabile e poi di recovery quando non ci sono ricadute da un certo periodo di tempo.

La recovery è un processo di cambiamento grazie al quale le persone migliorano le condizioni di salute e di benessere , vivono una vita autonoma e si sforzano di raggiungere il loro pieno potenziale (SAMHSA, 2019, para. 1).

Emergenza Borderline ha scoperchiato un qualche genere di vaso di Pandora dal quale è uscita un’onda che ci ha investite in pieno. Nessuno prima si era esposto così tanto in prima persona, non tanto per aver ammesso apertamente di essere borderline ma per aver confermato che se ne può venire fuori. E ne siamo ben felici.

Le quattro dimensioni della recovery.

Dato che riguarda l’intera vita della persona, la recovery comprende quattro dimensioni:

  • Salute – il superamento o la gestione di un disturbo o dei suoi sintomi, imparando a fare scelte salutari e informate che supportino il benessere fisico e emotivo.
  • Casa – avere un posto sicuro e stabile dove vivere.
  • Scopo – condurre quotidianamente attività significative, essere indipendenti, guadagnare, e partecipare alla vita della società.
  • Comunità – avere una rete sociale e di relazioni che fornisca supporto, amicizia, amore e speranza (SAMHSA, 2019, para. 2).

Ecco perché being in recovery, o guarire dal disturbo borderline (in italiano), è così complesso perché non riguarda solo l’individuo ma sicuramente è dalla volontà del singolo che tutto parte e tutto si reinterpreta.

La gestione è il primo step, la guarigione arriverà.

Concordo su un punto: guarigione è un termine limitativo quando si parla di disturbi mentali e malessere psicologico. Mi ricorda tanto l’approccio biomedico che è vecchio quanto il cucco e non funziona proprio più. Per intenderci, l’approccio biomedico è quello secondo cui il medico è l’unico che capisce cos’ha il paziente, l’unico responsabile del trattamento, l’unico detentore della Verità riguardo la salute e la percezione che il paziente ha dei propri sintomi.

L’importanza della psicoeducazione per pazienti e familiari.

L’inefficacia di questo approccio è stata approfondita e confermata in un milione di modi negli ultimi trenta e passa anni quindi è inutile che io mi dilunghi (magari in futuro chissà…). Quello che è davvero efficace in tutti i ‘gradini’ di gravità del disturbo è la psicoeducazione “che fornisce informazioni e sostegno […] e può alleviare l’ansia riducendo la possibilità che il disturbo si protragga nel tempo” (Hemmings, 2019, p. 55)

Mi rendo conto che sia un pezzo complicato per i medici e i terapeuti, significa insegnare parte del proprio sapere, non tutti sanno farlo ma sopratutto nessuno glielo insegna.

La psicoeducazione per i pazienti.

La cosa più importante all’inizio del percorso psicoterapeutico con un paziente borderline è dargli delle indicazioni chiare. Ecco perché si usa la terapia cognitivo comportamentale (TCC): “un’approccio che aiuta i pazienti a identificare, capire e correggere i pensieri distorti che possono avere un impatto negativo su sentimenti e comportamenti” (Hemmings, 2019, p. 125).

A cosa serve a questo punto la psicoeducazione per il paziente? A capire cosa gli sta succedendo, ad avere un’idea di cosa accadrà ad “assumere il controllo sui propri disagi e a adottare strategie positive per affrontare i sintomi” (Hemmings, 2019, p. 113). Mica poco, guarire dal disturbo borderline passa da qua!

La psicoeducazione per i familiari.

La dottoressa Perry Hoffman, della quale piangiamo la recente scomparsa (04 Novembre 2019), è stata la prima a capire quanto fosse importante occuparsi dei familiari del pazienti con disturbo borderline di personalità. Il carico della gestione di un disturbo tanto impattante infatti, ricadeva quasi completamente sulle loro spalle, specialmente per quel lungo periodo in cui le terapie evidence-based erano solo una vaga speranza.

Il grande merito del suo lavoro è stato quello di adattare la terapia DBT – Dialectical Behavioral Therapy al contesto sociale del paziente con DBP (Disturbo Borderline di Personalità). La grande produzione di articoli scientifici e la diffusione gratuita del metodo in 23 stati è qualcosa per la quale le saremo sempre profondamente grati.

Quando arriva la recovery (o guarigione)?

Come dicevo il termine guarigione è limitativo. La recovery infatti comprende: la gestione del disturbo, il reinserimento sociale, la stabilità economica e il ritrovamento di un proposito.

Nessuno può dirti: ehi, sei guarito! Perché non avevi solo un’influenza. La guarigione è qualcosa che tu sai di aver raggiunto. Per dirla con le parole – che condivido – di Olivia Pennelle (2017, para. 1): “recovery significa vivere una vita non più influenzata da vecchi traumi e dolori”.

Attenzione: non sto dicendo che si da un colpo di spugna al passato e si riparte da zero! Anzi, è proprio l’opposto. Il passato che era una nebulosa informe, fatta solo di dolore e punture di spillo, prende finalmente forma, diventa comprensibile e pensabile.

Perché mi considero guarita dal disturbo borderline di personalità?

Cerco di dare una risposta il più possibile esaustiva a questa domanda. Mi ritengo guarita dal disturbo borderline di personalità perché non provo più sensazione di vuoto, non temo il senso dell’abbandono e ho ben chiaro che io non sono le emozioni che provo.

Non ho più bisogno di abbuffarmi, un pacchetto di biscotti mi dura dieci giorni, una tavoletta di cioccolata almeno quattro ma per gola non per sedazione.

Quindi non soffri più, non hai più ansia, mai un attacco di panico?

Ma manco pe gnente (ops, torna il romanesco)! Mi capitano tutte queste cose e al momento giusto mi incazzo anche, ma questo lo fanno tutti coloro che rientrano nella specie Homo Sapiens. Quando la vita mi lancia una palla curva (e io negli sport con la palla ho sempre fatto pena) che non risco a prendere, mi dispiaccio e mi giudico e piango ma questo significa avere un problema di salute mentale?

Se pensi di sì forse hai delle aspettative irrealistiche di cosa significhi stare bene. Magari sei perfezionista e temi il fallimento? Ecco, io in questo sono davvero un’esperta, non per niente mi ci sono voluti sette anni di terapia (per uscire dal disturbo prima e rimettermi in sesto poi) e continuo ad andarci.

Francamente non credo che smetterò mai, è troppo interessante, edificante e il supporto del tuo terapeuta non è paragonabile a niente. Se alla fine di questo post dovessi farti un augurio sarebbe questo: di riuscire a stabilire l’alleanza terapeutica giusta per te e di non avere paura di quello che verrà.

In questo post abbiamo approfondito un po’ i concetti di “gestione” e “guarigione” relativi al disturbo borderline di personalità. Passo metà della giornata ad aggiornarmi su contenuti in lingua inglese perciò ho aggiunto un pezzetto su come gli anglofoni approcciano il teme di: guarire dal disturbo borderline. Spero che il post ti sia piaciuto. Buona giornata!

Bibliografia:

Hemmings, J. (2019) Come Funziona La Psicologia (1° ed.). Milano: Gribaudo.

Pennelle, O. (2017, Settembre 15). What Recovery Means to Me

SAMHSA. (2019, Maggio 17). Recovery and Recovery Support.

17 pensieri su “Guarire dal disturbo borderline: cosa vuol dire?

  1. Sono una ragazza di 28 anni, irrisolta e molto molto delusa da se stessa.. Un po su tutti i fronti. Penso di avere questa patologia, e non solo.. Spesso sono ossessiva paranoica. Vado in terapia da 3 anni, combino gli stessi casini.. Ma piano piano sto imparando a prendermi cura di me.. E a capire perché provo certe emozioni. Non penso di essere guarita.. Pero penso che qualcosa sia cambiato in me stessa. Vorrei tanto riuscire a realizzarmi, ad amare e lasciarmi amare.. Per ora sembrano tutti orizzonti irraggiungibili.. M spero un giorno di riuscirci.

  2. io soffro della sindrome di borderline. La cosa che mi affetta di piu’ sono i rapporti con questi benedetti uomini. Instabili sempre, la paura dell’ abbandono. Trovo uomini che mi amano e che vogliono costruire una vita con me davvero seriamente, ma quando si tratta di concretizzare mi prende una paura tremenda, mi sento soffocare e scappo. scappo vuol dire che trovo un altro uomo , io non lascio mai nemmeno se non amo più’ . mi chiedo se io sappia amare. e questa cosa mi distrugge. e allora scelgo uomini con cui ho rapporti non protetti per colmare la mia parte emotiva. non so davvero cosa fare e non so gestirmi questa cosa. Idealizzo uomini che incontro che nemmeno mi piacciono sul momento ma quando ho il distacco da loro comincio ad amarli. Nella vita di tutti i giorni sono una persona di successo in quello che faccio. non so come gestirmi

  3. Sono border. Da una vita. Storie viste e riviste. Ho 44 anni. Son sempre stata lasciata. Non ho una famiglia. Mi sento inutile. Ho intrapreso terapia 3 settimane fa.
    Oggi sono spenta.
    Mi rifuggo nell’alcool.
    Per spegnere il cervello.
    Il mio ultimo ex mi ha ovviamente “abbandonata” nonostante abbiamo passato un mese e mezzo bellissimo. (A detta sua)
    Ma, a causa di un paio di suoi comportamenti umilianti, nei miei confronti, io son sclerata.
    Oggi dormo.
    Domani sarà un nuovo giorno.

    1. Ciao Chiara, sono la compagna di un ragazzo che soffre di disturbo borderline col quale sto da un anno. Posso immaginare cosa significhi che ti sia sentita “umiliata” perché io ho il punto di vista del tuo (ex) ragazzo. Anche per noi è molto difficile stare in equilibrio sulla continua altalena nella quale vivete e spesso ci è difficile capire i vostri atteggiamenti e puntiamo il dito per cercare di spronarvi, sbagliando probabilmente atteggiamento. Consentimi di dire che se alla prima difficoltà, ha girato i tacchi, non hai perso niente di buono. Oggi prenditi il tuo tempo, ma domani sarà un nuovo giorno come hai detto tu. Scusa se mi sono permessa.

    2. Ciao Laura,
      come fai? E lui si cura adeguatamente? Io amo tanto questa persona, come non abbia mai amato, la mia vita senza lui non ha più senso. Mi lascia dall’oggi al domani senza una vera ragione ogni volta che facciamo un passo avanti. Non ho la diagnosi precisa ma non mi do altre spiegazioni. A te è capitato anche? Vorrei parlarti in privato se c’è un modo e se sei disponibile. Per lui farei di tutto e nonostante il male che mi fa vorrei aiutarlo

  4. Salve, mi è stato diagnosticato recentemente il borderline e ovviamente sto malissimo.

    Si è attivato con una relazione molto importante, con una persona che ha altrettante difficoltà, forse borderline poiché vi sono tanti tratti simili.
    Mi piacerebbe che parlaste di eventuali rapporti d’amore tra due borderline: “frittata” assicurata o guarigione più veloce?

    Io sinceramente sono affranta perché penso, pur provando questo sentimento, di non poter amare. Appena mi è accaduto sono arrivati in me tutti i sintomi border, da diventare matta.
    E penso che molte persone che hanno un rapporto stabile è perché hanno trovato un partner forte che riesce anche a dargli una stabilità economica e pratica.

    Io sono terrorizzata perché penso che da vecchia sarò sola e non riuscirò a combinare niente e ho paura che nella solitudine mi torneranno fuori tutti i sintomi, il fatto che non riesco ora a prendermi cura di me ecc.

    Potreste dirci la fonte e dove leggere i risultati dei test di guarigione? Grazie

    1. Ciao Vale,

      non mi risulta che ci sia un test che dice che sei guarito, si fanno i test per capire se hai il disturbo. Se facendo quegli stessi test a distanza di tempo non si riscontra più la presenza dei criteri questo è un segnale che il disturbo non c’è più. Non avrei problemi a farti vedere le mie cartelle cliniche ma sono depositate in Regione Lombardia e non ho mai fatto richiesta per averle dato che non mi servivano.

      Per quanto riguarda il rapporto tra due border: dipende. Nessuno si cura da solo, nemmeno i medici, quindi non è che se siete in due senza supporto guarite prima. Se però vi fate seguire entrambi e imparate dal disturbo l’uno dell’altra potete assolutamente supportarvi a vicenda.

      Non dare mai retta a chi ti dice che non puoi amare davvero, nemmeno se a dirlo sei tu stessa. Sono falsità senza alcun fondamento. Non ti fanno male cose a di cui non te ne frega niente o di cui ignori l’esistenza. È più probabile che tu non riesca a gestire le emozioni che l’amorebti suscita. Comunque ti posso dare questo dato: l’80% dei borderline che inizia una cura evidence-based va in remissione dal disturbo. Più concentrata la terapia nel tempo meglio è. Le terapie evidence-based per il disturbo borderline tendono ad avere sia dei gruppi che delle sedute individuali.

      Grazie per aver scritto! 😊

  5. mi ha colpito questa frase: “Gli studi dimostrano che a 2 anni dalla dimissione dal trattamento il 50% dei pazienti non corrisponde più ai criteri diagnostici e che dopo 10 anni dalla dimissione la percentuale sale all’88%.” mi chiedo se i “2 anni” sono il tempo necessario (minimo o massimo) per poter rivalutare la diagnosi iniziale oppure se “passati” due anni è importante fare il punto della situazione x vedere confermata la diagnosi iniziale o rivederla? vi chiedo questo perchè a nostra figlia, dopo due anni di presa in carico dalla comunità ,non ci consentono di avere un altro parere per sapere se è confermata la diagnosi iniziale e quindi la relativa terapia farmacologica e psicoterapica che le viene somministrata…
    un altra domanda: quando parlate di psicoterapia “tradizionale”…a nostra figlia viene fatta “la classica psicoterapia analitica (espressione usata di curanti) a cadenza settimanale (anche se non sempre- x esempio l’ultima volta sono passate tre settimane da una seduta all’altra)…l’intervento del tecnico della riabilitazione psichiatrica può “sostituirsi” a quello della psicoterapeuta? grazie

  6. Salve, sono un ragazzo di 32 anni. Da qualche anno ho avuto diagnosticato il disturbo borderline in concomitanza con quello paranoide( quindi difficile legarmi anche al terapeuta). Dopo vari cambi però sono riuscito a intraprendere un percorso che già dura da più di 2 anni. Il percorso affrontato e’ di tipo dinamico. Purtroppo nella mia città che io sappia non ci sono altri terapeuti che usano da DBT o altre terapie più efficaci. Potete darmi una parola di sollievo rispetto al fatto che si possa guarire? Io c’è la sto mettendo tutta, ma a volte mi sento perso solo e senza speranza. Cordiali saluti

  7. Ciao mi dite dove siete state e visa si intende di non aver altri problemi psicologici credo che per esempio la depressione sia già dentro questo problema…… vorrei poterne uscire

  8. Buongiorno, sono il partner di una donna borderline di 44 anni che va in terapia psicologica costantemente; ultimamente ho intravisto un miglioramento anche se la stabilità mi pare ancora lontana da essere raggiunta. Pongo una domanda; il fatto che la persona neghi la diagnosi che lei stessa mi ha riferito (DBP), e i cui sintomi ho riscontrato in pieno da quando la conosco, può essere un campanello di allarme che non è pienamente consapevole dei suoi disturbi, o può solo essere una reazione di difesa verso di me, e magari davanti al terapeuta ne è pienamente consapevole e quindi non pregiudicare il percorso terapeutico? Grazie

    1. Potrebbero essere entrambe le cose, nel senso che magari lei sa di avere questa diagnosi ma non ha ancora ben capito come si declini nella sua quotidianità. Potrebbe negarlo per evitare di essere etichettata e che tutto quello che faccia o dica sia immediatamente ricollegato al disturbo o potrebbe anche essere che sta passando un momento difficile che la rende incerta…

    2. Grazie della pronta risposta; ancora una questione se possibile; si può parlare di guarigione, anche se rara da quanto o capito, oppure è meglio dire che la persona può raggiungere una certa stabilità e smussare gli aspetti più problematici in modo che la sua vita e quella delle persone che le stanno accanto può diventare ‘pressoché’ normale?

    3. La guarigione non è affatto rara è che se ne parla poco quindi sembra una chimera. È provato che le persone con disturbo borderline senza comorbidità (cioè senza altri disturbi psichiatrici o psicologici) hanno il cervello molto più plastico del normale e quindi sono molto più adatti al cambiamento sia in positivo che in negativo. Trovando il giusto percorso quindi possono migliorare anche se avanti con gli anni.
      Detto questo noi tre siamo uscite dalla terapia per il disturbo borderline nel 2013 e nessuno di noi è ricaduta nel disturbo quindi ci consideriamo guarite.

      Gli studi dimostrano che a 2 anni dalla dimissione dal trattamento il 50% dei pazienti non corrisponde più ai criteri diagnostici e che dopo 10 anni dalla dimissione la percentuale sale all’88%.

      Il concetto di guarigione o di remissione però è molto più personale che medico. Nel senso che il terapeuta può dire che non ci sono più i criteri per diagnosticare il disturbo ma come lo si vive in prima persona è una cosa molto privata.

    4. Sono una ragazza di 18 anni che soffre di borderline e mi capita molto spesso di pensare che il mio psichiatra sia sbagliato, che in veritá sono sana nonostante i chiari sintomi del disturbo. Faccio questi pensieri quando sono euforica, perché smetto di riconoscermi nella mia fase depressiva e divento auper ottimista, questo ovviamente mi spaventa perché mi getta in confusione e fa in modo che ci sia una ricaduta.

    5. Grazie di questo messaggio! Sei stata bravissima a vedere questo passaggio. Parla col tuo terapeuta nel momento in cui inizi a sentirti euforica e coinvolgilo in quel pezzo, stringi ancora di più il patto terapeutico proprio quando vorresti scioglierlo e vedi come va 🤗

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